Malacoda e “cattiveria”
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Malacoda e “cattiveria”

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di Alberto Improda.

Per Malacoda questo è il primo numero di una nuova era.

La nostra rivista nasce il 13 ottobre 2015, a Roma, presso la Libreria Odradek, in Via dei Banchi Vecchi 57.

A tenerla a battesimo Tonino Tosto, direttore responsabile, con Mario Lunetta e il sottoscritto, condirettori, e soprattutto Mario Quattrucci, direttore editoriale, che di Malacoda è stato il vero padre, l’elemento propulsivo, la forza trainante.

Mario è mancato lo scorso 6 luglio ed ha lasciato in noi e in Malacoda un vuoto incolmabile.

Incolmabile nel vero senso della parola, perché nessuno potrà prendere il suo posto, ereditare la sua forza, sostituire la sua passione.

Le idee, i progetti di Mario Quattrucci sono oggi patrimonio di una comunità, forse piccola ma di certo molto combattiva, che ha deciso di raccogliere dalle sue mani il testimone e di portarne avanti le battaglie.

Ai vecchi amici di Mario si sono già uniti nuovi amici, di altre generazioni e di diversa estrazione culturale, ed altri ancora se ne stanno aggiungendo, tutti decisi a fare proprie quelle che sono sostanzialmente state le sue ultime parole: “Noi, e non si è pochi, con i nostri modesti mezzi ma con limpida voce, anche e specialmente nel campo della cultura continuiamo a lottare” (“Nel fuoco della controversia, Dieci domande a Mario Quattrucci di Corrado Morgia, 2020).

Malacoda entra dunque in un’epoca nuova, senza la guida di Mario Quattrucci ma con la spinta del suo esempio, pronta a difendere la sua eredità e determinata ad avanzare nel Contemporaneo, sempre – come recitava nel 2015 il Comunicato per la fondazione della rivista – in cammino verso “una rinascita culturale, per una riforma intellettuale e morale”.

Questa Rivista continua così la propria battaglia “per la realizzazione di un’onda critica e letteraria che sia lotta alternativa al disfacimento intellettuale proposto dal magma del pensiero unico debole, servo delle dinamiche “nichiliste” del nuovo dis-ordine mondiale”.

Perché il pensiero unico, la mancanza di idee, il vuoto degli ideali è la grande e grave malattia del nostro tempo: un male che soffoca la società, abbrutisce le persone e spegne la vita.

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